Merate: il prof. Barbero affascina la platea della Semina raccontando l'impero ottomano
Nessuna passerella autoreferenziale ma una serata di approfondimento che ha mostrato lo spessore e la competenza di Alessandro Barbero, collaboratore di riferimento nei programmi di Rai Storia e di Superquark.
L'attesa del nutrito pubblico è stata ripagata da una lezione appassionata e appassionante dello storico torinese. Un intervento frizzante il suo, che ha conquistato fin da subito i presenti. Così i commenti sottovoce dei singoli sono confluiti in calorosi mormorii, in sguardi in tralice rivolti ai vicini di posto ad ogni battuta, ad ogni riferimento alle voci della gente dell'epoca, conferendo dignità storica anche a coloro i quali veniva tolto ogni diritto. Dai cultori delle più depravate osterie agli ambasciatori veneziani, dagli eretici condannati a morte ai pontefici.
Corrispondenze private, presunte profezie, cronache dell'epoca, vecchi luoghi comuni e poemetti fuggiti alla censura hanno insaporito le vicende storiche degli ottomani. Un glorioso impero che, come ha evidenziato il professor Barbero, ha mantenuto unite per 700 anni popolazioni di etnie molto differenti tra loro, fino a quando gli occidentali non si sono resi conto della propria superiorità tecnologica. I suoi confini si sono espansi in tutte le direzioni fino ai Balcani, al Nord Africa e al Medio Oriente. Tutte regioni che hanno conosciuto o stanno conoscendo sanguinose instabilità politiche, basti pensare alle condizioni attuali di Libia, Libano, Siria e Palestina.
Ma anche aperti nei confronti dei rinnegati, cioè coloro che abiuravano volontariamente la propria fede cristiana per convertirsi a quella islamica. Citando la canzone di Fabrizio De André "Sinàn Capudàn Pascià", il dottor Barbero ha spiegato di quanto fosse possibile fare carriera nell'esercito e nella funzione pubblica ai servi reclutati dai giannizzeri durante la cosiddetta "raccolta" e ai rinnegati.
Come accaduto a Uccialì, figlio di un pescatore calabrese di Le Castella che diventerà finanche comandante supremo della flotta turca in seguito alle sue prodezze durante la battaglia navale di Lepanto. Racconti appassionanti rivelati con piglio deciso e disinvolto da un giullare (nel senso nobile del termine) di storia che ha fatto apprezzare la propria abilità oratoria e divulgativa con ricorrenti e chiarificatori processi di analessi discorsivi, pause incalzanti e una gestualità sempre viva.
L'attesa del nutrito pubblico è stata ripagata da una lezione appassionata e appassionante dello storico torinese. Un intervento frizzante il suo, che ha conquistato fin da subito i presenti. Così i commenti sottovoce dei singoli sono confluiti in calorosi mormorii, in sguardi in tralice rivolti ai vicini di posto ad ogni battuta, ad ogni riferimento alle voci della gente dell'epoca, conferendo dignità storica anche a coloro i quali veniva tolto ogni diritto. Dai cultori delle più depravate osterie agli ambasciatori veneziani, dagli eretici condannati a morte ai pontefici.
Il professor Alessandro Barbero e Maria Teresa Rigato, ex dirigente scolastica dell'Agnesi
Corrispondenze private, presunte profezie, cronache dell'epoca, vecchi luoghi comuni e poemetti fuggiti alla censura hanno insaporito le vicende storiche degli ottomani. Un glorioso impero che, come ha evidenziato il professor Barbero, ha mantenuto unite per 700 anni popolazioni di etnie molto differenti tra loro, fino a quando gli occidentali non si sono resi conto della propria superiorità tecnologica. I suoi confini si sono espansi in tutte le direzioni fino ai Balcani, al Nord Africa e al Medio Oriente. Tutte regioni che hanno conosciuto o stanno conoscendo sanguinose instabilità politiche, basti pensare alle condizioni attuali di Libia, Libano, Siria e Palestina.
Ma anche aperti nei confronti dei rinnegati, cioè coloro che abiuravano volontariamente la propria fede cristiana per convertirsi a quella islamica. Citando la canzone di Fabrizio De André "Sinàn Capudàn Pascià", il dottor Barbero ha spiegato di quanto fosse possibile fare carriera nell'esercito e nella funzione pubblica ai servi reclutati dai giannizzeri durante la cosiddetta "raccolta" e ai rinnegati.
Come accaduto a Uccialì, figlio di un pescatore calabrese di Le Castella che diventerà finanche comandante supremo della flotta turca in seguito alle sue prodezze durante la battaglia navale di Lepanto. Racconti appassionanti rivelati con piglio deciso e disinvolto da un giullare (nel senso nobile del termine) di storia che ha fatto apprezzare la propria abilità oratoria e divulgativa con ricorrenti e chiarificatori processi di analessi discorsivi, pause incalzanti e una gestualità sempre viva.
Marco Pessina