Lettera a Delpini sulla Via Crucis palestinese

Caro Arcivescovo Mario
le scrivo in prossimità di quella Via Crucis per la Zona III che per il 4° anno si svolgerà ad Oggiono in occasione della Quaresima di questo particolarissimo Anno Giubilare.
L'accorato invito che umilmente le rivolgo è quello di prendere in considerazione ciò che occasionalmente mi è appena pervenuto riguardo una lettera di perorazione indirizzata da un gruppo del territorio lecchese ai propri sacerdoti. Non mi interessano le identità ma quanto da loro soffertamente espresso.
Una perorazione più sotto riportata che faccio convintamente anche mia, ma immagino possa essere ritenuta assai condivisibile anche da molti altri parrocchiani non solo del lecchese.
La speranza è che già nelle riflessioni che accompagneranno questa Via Crucis, come in altre occasioni, ci sia spazio per un chiaro riferimento ed una più che auspicabile presa di posizione nei confronti di quella che rappresenta una vera e propria ingiustizia che si sta da tempo trascinando nei confronti non solo dell'inerme popolo Palestinese ma dell'intera Umanità, al di là di ogni possibile distinzione che possa strumentalmente essere usata.
La questione della continuata vessazione e ora anche prolungata strage palestinese è troppo importante per sottacerla e non prendere aperta posizione specie come cristiani e anche come monito per tutte le altre situazioni dove la Giustizia e la Pace vengono impunemente calpestate, a partire dall'orribile massacro del 7 ottobre perpetrato contro Israele stesso.
E questo è stato ben compreso dalla componente migliore sia del popolo israeliano che di quello palestinese.
Del resto il nostro profetico Papa Francesco ha ben saputo coniugare il dovere della denuncia con l'Amore Evangelico che non può che essere universale e superare ogni confine.
Solo la Speranza, comunque mai passiva, in quel Dio che soccorre gli oppressi a qualunque terra appartengano e l'attiva convergenza di tutti coloro che credono nell'Uomo potrà aprire squarci di vera Giustizia e Pace.
Ringraziandola, faccio mia in particolare l'ultima frase del sottostante testo.


Ci rivolgiamo a lei, pastore della Chiesa del nostro territorio, in questa Quaresima, periodo di preghiera, penitenza ma anche di fiducia e speranza di futuro.
Mentre facciamo memoria di Gesù Cristo, ucciso dall’Impero con il benestare della casta sacerdotale e risorto per noi, abbiamo negli occhi le immagini della sua terra martoriata e dei suoi abitanti crocifissi senza fine.
Oggi come allora in Cisgiordania e a Gaza, terra di Gesù, si vive sotto un’occupazione atroce, allora l’Impero, oggi l’imperialismo, allora la violenza di Roma, oggi la violenza di Israele. Le stragi, l’aparthaid, le uccisioni mirate, la privazione dell’acqua potabile e del cibo, delle medicine, dell’energia elettrica, utilizzate deliberatamente come armi di distruzione di massa per cancellare un popolo, sono una realtà che non possiamo ignorare.
Bambini, donne, uomini: ciascuna e ciascuno con un nome, un’età, una storia: insieme formano una fila infinita.
Non possiamo ignorare il genocidio in corso a Gaza, nel disprezzo più totale di ogni senso di umanità, delle leggi e degli organismi internazionali.
Troppo spesso sentiamo pesare il silenzio e l’indifferenza intorno a noi di fronte a questa tragedia, come davanti alle tante altre tragedie che insanguinano il nostro pianeta.
Non abbiamo da insegnare nulla a nessuno ma ci poniamo una domanda: se tutto questo è normale, se vivere vuol dire assistere senza alzare un dito, dire una parola, fare qualcosa per dire “Non in mio nome” che futuro e che terra costruiamo per noi e soprattutto per le future generazioni? Che esempio diamo?.
Per questo sentiamo la Quaresima come un momento privilegiato per rinnovare la nostra fede, ma anche un’occasione per essere vicini ai nostri fratelli e sorelle che soffrono.
Sentiamo che non possiamo limitarci dalle nostre città ad “osservare la Storia”, perché è nel luogo in cui viviamo che “si fa la Storia” e noi cristiani abbiamo il dovere di fare una Storia di giustizia, di fratellanza, di condivisione, di amore.
Quest’anno, durante il cammino verso la Pasqua, sarebbe bello che ogni nostra parrocchia e comunità si impegnasse a vivere la Quaresima non solo come un tempo di penitenza personale e riflessione intimista, ma anche come una chiamata a non dimenticare la sofferenza di chi vive nella Terra che ha visto nascere Gesù, lo ha visto crescere, camminare, guarire, morire e risorgere. Sarebbe significativo se le nostre riflessioni e sacrifici quaresimali potessero essere accompagnati da gesti concreti di solidarietà verso chi soffre in quella regione.
Consideriamo l’opportunità di promuovere durante la Quaresima iniziative di preghiera per la pace, momenti di raccolta fondi o di sensibilizzazione che possano aiutare concretamente le comunità in Terra Santa.
Non possiamo lasciare che la distanza geografica ci separi dalla realtà quotidiana di chi sta vivendo l’esperienza della Croce, perché oggi lì viene crocifisso Gesù.
Sappiamo che la Resurrezione è la possibilità di cieli nuovi e terra nuova, per questo non permettiamo che ci privino della possibilità di un futuro umano.
Sappiamo che Lei è molto attento alle persone, a chi soffre e a chi se ne prende cura, per cui le scriviamo fiduciose e fiduciosi.
Germano Bosisio
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