I cristiani e l'impegno politico

Molto interessante l'incontro di “Spiritualità di Quaresima 2025” per la Zona III svoltosi presso il Santuario di Bevera domenica 23/3 sul tema “Trasformare i Segni dei tempi in segni di speranza”.

L'invito era indirizzato in particolare ai “cristiani attivi in politica” ma essendo ovviamente aperto a tutti ho ritenuto fosse utile, per la prima volta, parteciparvi.

Stimolati dal coinvolgente intervento di mons. Cesana, che presiedeva e che ha ben illustrato partendo da 2 significativi passi evangelici (La tempesta sedata e la parabola del banchetto di nozze) il piccolo sussidio distribuito “per gli impegnati nelle realtà sociali, politiche e culturali” si sono poi alternati vari appassionati interventi dei non pochi convenuti.

Interventi che hanno trattato vari aspetti esperienziali del vasto mondo dei citati ambiti d'impegno spaziando da quello preminentemente amministrativo locale al mondo dell'associazionismo e a quello del volontariato.

Dopo aver ascoltato con molta attenzione i vari contributi ho espresso anch'io, da semplice cittadino nonché tentativo di cristiano in ricerca, qualche mia opinione che vorrei anche qui condividere con altri disponibili a farlo ma in particolare con tutti coloro che si riconoscono nel difficile ma nel contempo affascinante sforzo di incarnare nella vita quotidiana e in particolare nel sociale quello che Gesù di Nazareth ci ha proposto come senso del nostro vivere.

Certo la Dottrina Sociale della Chiesa già da molti anni ha ulteriormente illuminato l'atteggiamento responsabile e disinteressato che dovrebbe animare ogni cristiano nel campo socio-politico ma oggi più che mai, viste le delicatissime questioni che abbiamo di fronte, tutto ciò dovrebbe essere ancor più urgente.

E' su questa traccia che ho evidenziato, almeno secondo il mio punto di vista, la permanenza in generale di un negativo atteggiamento che sembra relegare a solo pochi ispirati portatori di una particolare sensibilità il compito di sviluppare quello che, non solo a mio parere, dovrebbe essere invece uno dei connotati base di chi tenta di vivere il Vangelo in tutte le sue dimensioni esistenziali.

Retaggio di una qualche residuale diffidenza nei confronti della dimensione Politica percepita, anche per ragioni storiche, come un fardello intriso di interessi e doppiezze o quant'altre assai discutibili motivazioni? Sta di fatto che non sono molti i “credenti”( ma vale anche per molti altri cittadini variamente connotati) che si sentono chiamati in causa da quello scomodo “I care” (Mi riguarda, mi importa …. l'esatto contrario del motto, non solo fascista, “me ne frego”) di donmilaniana memoria, giusto per richiamare uno dei molti credibili “testimoni” di questa cultura “partecipativa”.

E' su questo piano “formativo” e di sensibilizzazione attiva ma soprattutto di testimonianza coerente che occorrerebbe, a mio avviso, concentrarsi maggiormente per far intendere come la dimensione socio-politica ( quella con la P maiuscola, certamente non identificabile solo con i Partiti, visto peraltro l'attuale livello) debba essere strutturale per il Cristiano, quindi coerente con tutte le altre sue coesistenti quotidiane dimensioni.

Del resto più volte vari Papi hanno ribadito che “la Politica è la forma più alta della Carità” (certo, rettamente intesa).

Ovviamente non quella politica che specula su simboli e su solo presunte valenze religiose facendosene scudo per i propri interessi di bottega.

L'altra sottolineatura che mi son sentito di porre all'attenzione è ciò che a volte percepisco come la mancanza del “coraggio della denuncia” che spesso ci attanaglia quando si può, o meglio si dovrebbero, giudicare gli avvenimenti che ci stanno attorno, sia a livello locale che globale.

Ho citato per fare un solo esempio ben comprensibile d'attualità quella che è l'atroce e ininterrotta strage che l'esercito israeliano, al soldo di un maggioritario inumano governo , sta orrendamente perpetrando nei confronti di decine di migliaia di innocenti vittime palestinesi, in gran parte donne e bambini.

Perché si sente, giustamente, il dovere di condannare l'aggressore russo mentre di fronte alla vera e propria prolungata e sproporzionata aggressione israeliana ( non giustificabile per la pur orrenda ed altrettanto inumana strage del 7 ottobre) sia a Gaza che in Cisgiordania – qui peraltro in progressione già da molti anni, alla faccia di varie risoluzioni ONU - neppure si evoca una possibile azione sanzionatoria?

Questo diffuso “doppiopesismo” dovrebbe essere perlomeno apertamente denunciato da coloro che dell'amore per la Giustizia, mai disgiunta dalla Misericordia, ne fanno una dimensione identitaria. Una dimensione identitaria che, a mio avviso, non ha bisogno di esprimersi necessariamente attraverso un'unica forza politica ma semplicemente convergendo sulla difesa reale di questi irrinunciabili valori.

Del resto il nostro profetico Papa Francesco, il Signore ce lo conservi, per primo spesso ha praticato (e ancora pratica) una necessaria “parresia” quando ad esempio scolpiva nella sua esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (già nel 2013 ma più che mai attuale) queste assai significative parole al punto 203:

“…Quante parole sono diventate scomode per questo sistema ! Dà fastidio che si parli di etica, dà fastidio che si parli di solidarietà mondiale, dà fastidio che si parli di distribuzione dei beni, dà fastidio che si parli di difendere i posti di lavoro, da fastidio che si parli della dignità dei deboli, da fastidio che si parli di un Dio che esige un impegno per la giustizia …. La comoda indifferenza di fronte a queste questioni svuota la nostra vita e le nostre parole di ogni significato …. “.
Germano Bosisio
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