Processo alla Iena Pelazza: il racconto dei due rumeni che si ritengono diffamati

Mentre prosegue il procedimento penale in capo alle giornaliste de “Le Iene” Nina Palmieri e Carlotta Bizzarri (accusate di presunta diffamazione insieme a Brahim El Mazoury nei confronti dell'avvocato lecchese Elena Barra) per il caso del professor Gilardi, quest'oggi si è ufficialmente aperta l'istruttoria dibattimentale (in rubrica vi è sempre la diffamazione) per un'altra Iena: Luigi Pelazza, residente nel meratese.

La vicenda giudiziaria, ambientata a Genova ma incardinatasi davanti al Tribunale di Lecco proprio a causa della residenza dell'imputato, è scaturita da un'inchiesta condotta dal programma di Mediaset sei anni fa. 
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La trasmissione, con un servizio mandato in onda a gennaio del 2018, denunciava la presunta “circonvenzione” di un 96enne da parte di alcuni cittadini rumeni. All'indomani della messa in onda, allertati l'autorità giudiziaria e i servizi sociali, era stato quindi aperto un fascicolo nei confronti degli stranieri, poi archiviato in fase di indagini preliminari dal gip del Tribunale di Genova per infondatezza della notizia di reato, su richiesta del sostituto procuratore Gabriella Dotto.
Questo accadeva nel 2020, tornando al presente, oggi si contesta al conduttore di aver pubblicato (nel marzo del 2018) sul proprio profilo Facebook un link al servizio mandato in onda soli due mesi prima con la descrizione “Nonno Giuseppe non c'è più. Un gruppetto di rumeni si era stabilito in casa di quest'uomo di 96 anni, prendendogli le chiavi dell'appartamento e i risparmi di una vita”. Una frase che ora starà al giudice Gianluca Piantadosi giudicare se lesiva della reputazione dei soggetti chiamati in causa.

Nella tarda mattinata di oggi sono stati invitati a testimoniare, oltre ad uno degli inquirenti che aveva seguito le indagini per la Procura di Genova, i due cittadini rumeni (all'epoca dei fatti moglie e marito) che hanno querelato l'odierno imputato per diffamazione.
I due, che si sono costituiti parte civile in questo processo e sono rappresentati dagli avvocati Alessio Conti e Andrea Tonnarelli, hanno parlato del forte legame di amicizia che li legava dal 2014 all'anziano, del quale  al contrario di quanto lasciato intendere dalle Iene - non si sarebbero mai approfittati. 

“Io gli facevo le pulizie e da mangiare e lo aiutavo in casa con le faccende, mentre il mio ex marito lo accompagnava dove aveva bisogno” ha raccontato la 36enne “non venivamo pagati per l'aiuto che gli davamo, ma negli anni ci ha voluto dare delle “ricompense”: a me aveva dato in totale negli anni 10 mila euro in assegno, mentre a mio marito aveva prestato dei soldi, che però gli erano sempre stati restituiti”. Non solo: più volte la coppia lo avrebbe portato con loro come ospite in Romania, quando rientravano in patria per visitare i parenti e l'anziano avrebbe nutrito una fiducia così forte nei loro confronti che avrebbe affidato loro una copia delle chiavi di casa, in caso di emergenza.
Avrebbero vissuto quindi una vita tranquilla, prima della registrazione e della messa in onda del servizio: “Ho dovuto bloccare Facebook perché mi arrivavano insulti di ogni tipo” ha raccontato in aula la donna, che sarebbe dovuta tornare in Romania perché, a suo dire, non sarebbe più riuscita a trovare lavoro in Italia dopo che la puntata era stata trasmessa.

“Hanno tagliato dei pezzi” ha continuato rispondendo alle domande del vice procuratore onorario Mattia Mascaro “Quello che si è visto in tv non è la registrazione completa: ad un certo punto il signor Giuseppe diceva chiaramente che mio marito gli aveva salvato la vita”.
Da quando la troupe televisiva aveva fatto accesso all'abitazione dell'anziano per intervistare lui e i due imputati, secondo quanto riferito oggi in aula, il 96enne (cui era già stato diagnosticato un tumore) non avrebbe più dormito sonni tranquilli: “aveva paura e ci aveva chiesto di rimanere da lui anche di notte”.

“Il servizio delle “Iene” ad oggi non l'ho mai voluto vedere. Quando ho letto il post di Pelazza su Facebook sono stato male: chi mi conosce sa che a quest'uomo io non ho mai voluto fare del male” ha raccontato fra le lacrime il secondo querelante “era come un padre per me”.
Il procedimento è stato aggiornato al prossimo autunno per l'esame dell'imputato Pelazza, difeso in aula dagli avvocati Susanna Gallazzi e Carluccio Martina del foro di Milano.
F.F.
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