In ricordo Don Luigi Carnelli

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La comunità di Pagnano ha ricordato Don Luigi Carnelli, il sacerdote che dal 1967 al 1982 ha svolto il suo ministero a Pagnano come coadiutore, ponendo una lapide in sua memoria nel cimitero della frazione. Per dare un contributo a chi volesse sapere qualcosa di don Luigi vorrei condividere quanto scrissi nel 2021 per l’informatore parrocchiale, pochi giorni dopo la sua morte.


"Da qualche settimana Don Luigi Carnelli ci ha lasciati. Una cascata di ricordi mi ha portato indietro di cinquant’anni, al periodo della mia adolescenza. Ho provato a chiedermi che cosa abbia significato per me e per Pagnano quel periodo, e quale ruolo ebbe don Luigi in questo contesto. Non basterebbe scrivere un libro per rispondere a queste che sembrano due domande semplici, e io non so scrivere un libro. Mi sento però di dover dire qualcosa dei primi anni della sua missione nella parrocchia di Pagnano, quelli in cui dovette farsi carico e portare avanti l’eredità del suo predecessore, don Franco Resinelli: erano gli anni che vanno dal 1967 al 1975. Se don Franco fu il sacerdote della mia infanzia, don Luigi fu quello della mia adolescenza e giovinezza, quello che mi vide diventare un giovane uomo, aiutandomi a scovare i miei pregi e riconoscere i miei difetti, a trovare la mia strada. Se per Pagnano don Franco fu il prete del periodo di trasformazione da una società agricola a industriale, Don Luigi fu il prete del periodo di vero e proprio terremoto culturale, un tempo di forti trasformazioni nel modo di pensare e concepire le scelte di vita. Da una parte il boom economico che portava possibilità di spendere, benessere (o ben avere, come si diceva a quei tempi), dall’altra i valori scaturiti dal Concilio Vaticano II, terminato pochi anni prima, tutto nel clima creato dalle contestazioni di fine anni 60. Se nei primi anni di don Franco tutti andavano in chiesa, e chi non frequentava l’oratorio era considerato una mosca bianca, negli anni a cavallo fra i 60/70 si era arrivati a una situazione diametralmente opposta. Maggiore disponibilità economiche e messaggi che invitavano alla ricerca di libertà, intesa come fare ciò che più ti garba. Molti giovani non vedevano più nell’oratorio l’unico punto di riferimento per il proprio tempo libero e per la propria crescita: cercavano altri luoghi per trovarsi, svagarsi e divertirsi, posti in cui ballare, sale cinematografiche che offrivano pellicole vietate nei cinema parrocchiali. Senza contare i fermenti politici e sociali che investivano anche la Chiesa. Le Acli, ad esempio, che nel congresso di Torino del 1969 posero fine al “collateralismo” con la democrazia Cristiana e l’anno dopo, con lo storico convegno di Vallombrosa, la cosiddetta “scelta di classe”, di fatto indicava ai cattolici l’opzione di votare e impegnarsi politicamente anche nei sindacati e nei partiti che si ispiravano all’ideale marxista, scelta non benedetta dalla gerarchia. All’interno dei circoli Acli delle parrocchie di Pagnano e Merate il dibattito fu vivace e intenso. Pagnano, per volontà del parroco Don Giovanni Fumagalli, fu una delle prime Parrocchie della diocesi a dotarsi di un Consiglio Pastorale Parrocchiale a elezione diretta, e le prime riunioni di questa nuova struttura furono molto animate, caratterizzate da confronti molto vivaci fra diversi gruppi di pensiero. È in questo contesto che Don Luigi si trovò a iniziare la sua missione, un contesto molto impegnativo per un prete novello, fresco di seminario. E don Luigi affrontò questa situazione con coraggio e umiltà, semplicemente facendo il Prete, usando gli strumenti tipici del prete: la preghiera, la celebrazione della santa messa, le omelie, le confessioni, l’impegno per l’organizzazione dell’oratorio nuovo di pacca, inaugurato pochi anni dopo il suo arrivo. La sua preoccupazione non era quella di prendere una posizione, schierarsi con l’una o l’atra parte dei gruppi di pensiero. Rimase fermo nella consapevolezza del suo compito, quello di restare a fianco dei “suoi” giovani, stimolandoli a curare in primis la formazione della propria persona. Le sue armi principali erano la capacità di ascoltare e un sorriso disarmante, un po’ ironico ma accogliente al tempo stesso. Definiva l’oratorio come “la Comunità degli adulti che si rivolge alla comunità dei piccoli”, oratorio concepito come Comunità Educante. Riuscì a leggere in positivo e valorizzare le realtà e le attività trovate al suo arrivo, come la squadra di calcio e il gruppo teatrale. Instaurò un buon rapporto di collaborazione con quello che ai nostri occhi di ragazzi sembrava un vecchio parroco un po’ rude e tradizionalista. Ci sbagliavamo. Nessuno di noi immaginava che pochi anni prima Don Giovanni Fumagalli fosse stato addirittura un capo partigiano! Alcuni di noi si andava spesso a Fontanella di Sotto il Monte, il sabato sera per ascoltare la lectio Divina e la domenica pomeriggio per assistere alla Messa di padre Turoldo, ma nessuno rinunciava alla Messa in parrocchia delle 10, quella dedicata ai ragazzi, per non perdere le omelie di Don Luigi. Omelie profonde, partivano dal commento delle letture, e se prestavi attenzione intravvedevi fra le righe il commento e le risposte a quanto avvenuto o discusso in oratorio durante la settimana. E dopo la Messa non si andava in pace: i giovani più intraprendenti si fermavano sul sagrato, aspettavano che il don uscisse di Chiesa e lì iniziava il dibattito, la critica e l’approfondimento di quanto ascoltato nella predica. Poi il fatidico 1974: la Democrazia Cristiana, spinta dalla gerarchia, ebbe la malaugurata idea di promuovere un referendum abrogativo per chiedere la cancellazione della legge sul divorzio promulgata nel 1970. Nella nostra parrocchia Il confronto assunse livelli aspri, e portò, dopo la vittoria del “no”, alla rottura con coloro che avevano votato e fatto propaganda contro l’abolizione del divorzio. Un gruppo di giovani lasciò così l’oratorio, passando all’impegno politico, non nella locale sezione della DC come richiedeva la tradizione, ma fondando un centro culturale ispirato a Teresio Olivelli, un partigiano cattolico a cui, proprio a Pagnano, è stata dedicata una via. Alcuni giovani di questo gruppo si presentarono alle elezioni comunale dell’anno seguente nelle liste del Partito Comunista Italiano, portando questo partito allo storico sorpasso al PSI nel nostro comune. Avevano scelto di sospendere il loro impegno nell’oratorio, ma non di rompere il rapporto di stima e amicizia col prete dell’oratorio della loro parrocchia. Anche per don Luigi quell’anno segna l’inizio di un nuovo periodo. La “comunità dei piccoli” trovata al suo arrivo, si trasformava in un gruppo di adolescenti che si preparavano a diventare suoi collaboratori. Iniziava con loro un’esperienza che trovava nei campeggi estivi un punto di forza per rinforzare il gruppo che durante l’anno si impegnava nell’organizzazione delle attività oratoriane. Siamo nel 1975. L’anno dopo Don Giovanni Fumagalli lasciava questo mondo e don Luigi accoglieva e si preparava a collaborare il nuovo parroco, don Enrico Mellera. Se fosse un libro potremmo aprire un nuovo capitolo: quello degli anni in cui si raccolgono i frutti di quanto seminato. Io però mi fermo qui. Ci tenevo a risvegliare il ricordo di quegli anni burrascosi, tormentati, ma pieni di entusiasmo, ottimismo e speranza, anche nella nostra parrocchia. E insieme il ricordo di un giovanissimo sacerdote, consapevole del suo ruolo: quello di ricordare con determinazione ai suoi giovani che prima delle scelte di vita, che siano di lavoro, di amicizia, di amore, di politica, occorre dedicarsi alla costruzione della propria persona, acquisire e interiorizzare i valori su cui queste scelte si baseranno. In poche parole, la propria educazione."
Lanfranco Consonni
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